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          Santo Stefano  
 
La dedica della Parrocchiale al protomartire e diacono Stefano è forse segno dell'importanza di Dongo come antichissimo centro di diffusione del cristianesimo in area lariana al pari di Olonio, Sorico, Menaggio e Lenno, sedi di antiche pievi anch'esse dedicate, appunto, a Santo Stefano. La particolare collocazione a lago, lontana dal nucleo abitato originario corrispondente alle frazioni di Barbignano e Martinico, permette forse anche di ipotizzare che l'area in cui sorse la chiesa sia stata luogo di culto ancor prima della locale diffusione del cristianesimo.
La chiesa di S. Stefano risulta plebana fin dal sec. XII ed ebbe verosimilmente forme romaniche, anche se l'impianto originario appare ora completamente modificato dalla ristrutturazione settecentesca.
Santo Stefano

Poco sappiamo della storia più antica dell'edificio; le pergamene custodite nell'archivio parrocchiale, datate 1119, parlano di un edificio di culto di non grandi dimensioni e attorno al quale i fedeli seppellivano i morti. Una probabile traccia di questa prima fase costruttiva è il pavimento, posto tre metri sotto il livello di quello attuale, messo in luce durante opere di consolidamento della chiesa eseguite tra il 1923 e il 1929.

Una seconda fase costruttiva risale certamente all' epoca gotica. Nel 1315 infatti la chiesa venne rimaneggiata e gli spazi interni articolati in tre navate absidate, di cui le minori con copertura a volta e la centrale molto alta e con soffitto in legno. Di questa fase restano poche tracce, fra cui alcune decorazioni lapidee ora murate nella recinzione della chiesa.

L'impianto a tre navate è confermato dalla descrizione fattane nel 1593 negli atti della visita pastorale del Vescovo Ninguarda, atti dai quali l'abside maggiore viene descritta come molto grande, affrescata e decorata da pregevoli ancone.

La struttura architettonica tardo-medioevale venne modificata a partire dal 1716 con lavori di rifacimento resi necessari dalle continue esondazioni del lago. Lo spazio interno venne articolato in un'unica navata, nell'abside centrale venne delimitato il vasto presbiterio e le due absidi laterali furono adibite a locali sussidiari.

Durante i lavori vennero alla luce il pregevole fonte battesimale quattrocentesco e tracce della decorazione della precedente chiesa gotica. I lavori furono terminati nel 1735 ma per tutto il Settecento la chiesa continuò ad arricchirsi di pregevoli opere d'arte e decori.

La nuova chiesa fu consacrata dal vescovo Carlo Rovelli il 14 giugno 1804. Nel corso del Novecento vennero eseguiti a più riprese numerosi interventi di ristrutturazione e di restauro. I più recenti, compiuti nel decennio 1985-1995, hanno interessato soprattutto il pavimento, le parti marmoree e gli affreschi.

La Parrocchiale di S. Stefano, dominante nel paesaggio della riva del lago, è una delle chiese più grandi della Diocesi di Corno, tanto che Alessandro Macchi, vescovo di Como dal : 1930 al 1947, amava definirla la "sua cattedrale".

La severa facciata rettangolare, scandita in cinque parti da lesene terminanti in semplici capitelli modanati, legati reciprocamente da una sottile cornice in pietra, è divisa in due piani da una grande cornice aggettante e culmina in un timpano.

La parte superiore è scandita da una grande finestra rettangolare centrale, sormontata da una targa recante la data 1735, e da due nicchie laterali ed è coronata anch'essa da una semplice cornice in pietra. Nella parte inferiore si aprono il portone centrale e due porte, più piccole, laterali.

Sul lato meridionale sorge il campanile settecentesco, movimentato da tre marcapiani, di cui il primo a semplici archetti, da alcune feritoie e da finte aperture con pilastrino centrale. Al di sopra dell'ultimo marcapiano la cella campanaria è decorata da semplici lesene che richiamano la decorazione della facciata

Santo Stefano

All'interno, dominato dal gusto barocco, lo sguardo è catturato inevitabilmente dalla grandiosità della navata, con copertura a volta, dallo splendido altare maggiore e dai quattro altari laterali pregevolmente affrescati, e dal contrasto fra la ricchezza di questa decorazione e l'assoluta semplicità della volta. La navata è scandita da lesene sormontate da eleganti capitelli ionico-corinzio.

Lungo la navata, a mezza altezza, si aprono dieci nicchie: vi sono ospitate altrettante grandi statue in stucco, opera settecen­tesca dell'importante scultore lagliese Stefano Salterio, che legò la propria fama alla decorazione di altre chiese prestigio se come il Santuario del Crocifisso a Como.

Le statue rappresentano il titolare della chiesa e i santi patroni delle vicine parrocchie che anticamente dipendevano dalla pieve di Dongo.

Santo Stefano

Procedendo lungo la navata, il primo altare a destra, dedicato a San Pietro, risale al 1771 ed è ornato da pregevoli affreschi raffiguranti episodi della vita dell'apostolo. Ne è autore Carlo Scotti (1747-1823) di Laino, pittore di grande fama europea. Sull'altare, in marmo pregiato, una tela a olio secentesca di Fra' Gerolamo Cotica da Premana, attivo anche nel vicino Santuario della Madonna delle Lacrime e nell'annesso convento francescano, ha per soggetto Cristo consegna a Pietro le chiavi della Chiesa. Sulla balaustra si ripete lo stemma gentilizio dei committenti, i Manzi di Dongo.

Proseguendo sul fianco destro si trova l'altare dell'Addolorata, la cui ricca decorazione ad affresco, di gusto barocco, avente per tema comune i sette dolori della Vergine, è opera del 1743 di Giulio Quaglio (1669-1751). Al centro, la statua lignea della Madonna Addolorata è incorniciata da quattro colonne torti li in stile berniniano in marmo nero di Varenna. Quattro testimoni della Passione, Maria Maddalena, la Veronica, e, ai fianchi dell'altare, San Giovanni e, forse, Giuseppe di Arimatea introducono il tema, accompagnati da una serie di angioletti recanti i simboli della Passione. La volta reca al centro la Pietà, a sinistra Maria assiste alla crocifissione e a destra Maria assiste alla deposizione.

Sulla parte destra il tema prosegue, dal basso, con tre scene: Maria smarrisce e ritrova Gesù fra i dottori del tempio, Maria assiste Giuseppe nel momento del trapasso, Maria incontra Gesù sulla via del Calvario; sul lato sinistro, dal basso, Maria ascolta la profezia di Simeone e Gesù prende congedo da Maria prima di iniziare la vita pubblica. Proseguendo verso la sagrestia, un'epigrafe ricorda la consacrazione del tempio avvenuta nel 1804 ad opera del Vescovo Rovelli.

In prossimità del presbiterio, sul lato sinistro, è collocato il pregiato organo Serassi (1856); dietro l'altare maggiore è collocato il novecentesco organo Mascioni. Lo sguardo del visitatore è a questo punto attirato dalla ricchezza dell'area presbiteriale, dominata dall'altar maggiore e decorata da Carlo Scotti da Laino secondo un ricco programma iconografico.

Luminosi affreschi ispirati a Santo Stefano decorano le pareti e la volta del presbiterio: sulle pareti, a sinistra è raffigurata la Disputa di Santo Stefano e a destra la sua Lapidazione; la volta è dominata dalla Gloria del Santo. Sotto la volta, le quattro vele recano quattro immagini allegoriche, forse le Virtù cardinali; le due lunette laterali i quattro Evangelisti.

Il pregevole altare maggiore è in marmi policromi, sormontato da un Crocifisso e da sei sontuosi candelieri di bronzo cesellato.

A poca distanza dalla balaustra è situato il nuovo altare marmoreo ricreato dall'altare della cappella di Santa Marta nel 1985. Delicate colonnine tortili di marmo rosaceo sorreggono la balaustra di marmo nero.

Dietro l'altare, nella zona absidale, gli affreschi di Scotti, di tema eucaristico, creano l'illusione di una grande cupola che costringe gli sguardi a convergere verso la splendente immagine dell'Agnello mistico, adorato da Angeli e Santi secondo la descrizione fatta nell' Apocalisse di San Giovanni.

Riquadri monocromatici raffigurano scene bibliche prefigurazioni dell'Eucaristia. Al di sotto, sulla parete di fondo, appare la figura di Gesù che distribuisce l'Eucaristia incorniciata da finte lesene con due angioletti cariatidi. A sua volta, la scena è affiancata da due piccoli riquadri monocromi con le immagini di Gesù nell'orto degli Ulivi e del Cristo alla colonna. Accanto trovano spazio, sempre a monocromo, le due grandi figure simboliche della Giustizia e della Pace e, all'interno di due finte nicchie, le figure a colori di Sant 'Antonio Abate e San Sebastiano.

A destra del presbiterio si accede alla sacrestia, ottenuta dall'abside trecentesca e da un successivo ampliamento. Il catino dell'abside, intatto, si articola in semi tazze divise in sei velette da cordonature poggianti su capitelli pensili e graziosamente decorate con affreschi databili ai primi decenni del XVII secolo e recentemente restaurati. Nelle velette sono raffigurati dei putti che reggono oggetti simbolici nella parte superiore e scene della vita dei Santi Giovanni Battista (a destra), Giorgio (al centro) e Ambrogio (a sinistra) nella parte inferiore. Sull'arco esterno campeggia la figura del Vescovo San Gottardo affiancato da due Santi martiri.

Santo Stefano

La sacrestia, arredata da pregevole mobilio intagliato, custodisce una tela di Gian Giacomo Barbello, firmata e datata 1628, commissionata dalla nobile famiglia locale dei Rumi e raffigurante L'Immacolata con i Santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Bernardo e Antonio Abate. A sinistra del presbiterio si accede alla Cappella delle Confraternite, ricavata dall'altra abside laterale dell'antica chiesa, con pregevoli quadri fra cui una Crocifissione con i santi Pietro Martire e Marta e i confratelli del cremasco Giovanni Battista Botticchio (1619ca.-1666), databile 1655-1653.

Ritornando nella navata, sul lato sinistro si apre l'altare neoclassico dedicato al Crocifisso ed affrescato da Filippo Bellati nel 1807. Sulla volta campeggiano, al centro, la Resurrezione, a destra l'Apparizione di Cristo risorto, a sinistra la Cena in Emmaus. Sulle pareti, a destra, il Tradimento di Giuda, la Flagellazione, Gesù davanti a Pilato; a sinistra l'Agonia nell'orto degli ulivi, Gesù davanti a Caifa e l'Incoronazione di spine. Al centro dell'altare il pregevole Crocifisso, fiancheggiato da angeli; ai piedi, le figure dolenti di Giovanni, Maria e Maria Maddalena. Al di sopra dell'altare due angeli bianchi in terracotta.

Affrescate sulle pareti laterali Maria Maddalena e Maria Vergine. Chiudono il ciclo decorativo, sulle lesene di accesso decorate a finto marmo, le figure dei quattro Evangelisti. Proseguendo verso l'uscita, si incontra infine l'altare dedicato a Santa Marta, opera dei fratelli Torricelli di Lugano e probabilmente eseguito intorno al 1756. L'altare, decorato con comici di marmo nero, reca al centro la statua lignea della Santa. Ai lati, una bella decorazione a fresco con motivi architettonici e giochi prospettici. La decorazione è completata da medaglioni raffiguranti nella volta la Gloria della Santa e, sulle pareti, a destra la Resurrezione di Lazzaro e a sinistra Santa Marta debella il drago. Tra queste due cappelle è collocato il quattrocentesco fonte battesimale di gusto rinascimentale, ricavato da un unico blocco di granito e completato da un coperchio di rame di recente fattura. La decorazione del coperchio, realizzata dai Rizzi di Chiavenna, richiama lo stile della chiesa.

Nel complesso la chiesa di S. Stefano lascia al visitatore un'impressione di grande e composta armonia, frutto dell' opera di alcuni fra maggiori pittori e decoratori del Settecento lombardo.

Testo concesso dalla Associazione "Jubilantes" di Como

 
 
Parrocchia S. Stefano - Via Don Giovanni Manzi, 40 - Dongo (CO) - Tel: 0344.81.233 - Mail: info@parrocchiadongo.it