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          Santa Maria in Martinico  
 

Il nucleo più antico di Dongo è la frazione di Martinico, a ridosso della montagna e poco distante dal tracciato storico della Via Regina. La tradizione vuole che in zona sorgesse un monastero dedicato a Santa Marta, da cui sarebbe derivata l'antica denominazione della frazione. L'attuale scuola materna occuperebbe l'area della scomparsa chiesa del monastero.

In questo suggestivo borgo, fra strette vie e antichi cortili, si apre una silenziosa e raccolta piazzetta su cui si affaccia la chiesa romanica di S. Maria. Seconda per importanza solo alla parrocchiale di S. Stefano, è certamente una delle più antiche di tutta la pieve e tuttora carissima ai fedeli, che vi venerano la Vergine Assunta.

Santa Maria in Martinico

Il documento più antico che ricorda la chiesa, custodito nell' Archivio di Stato di Milano, risale al 1299, ma la facciata semplice e la presenza di alcuni elementi architettonici simili alla chiesa di S. Nicolò a Piona la fanno supporre coeva alla stessa, retrodatandola quindi almeno agli inizi del secolo XII.

Nel corso del tempo l'edificio subì diversi ed inevitabili mutamenti; il più evidente risale al secolo XVII, quando nuove forme barocche alterarono profondamente le linee originali romaniche. Fra il 1903 e il 1912 un intervento di restauro, curato dall'arch. Federico Frigerio di Como, ripristinò le antiche forme romaniche ricostruendo abside e campanile ed eliminando le aggiunte barocche.

Direttore dei lavori fu il geometra Aldo Rumi, che progettò tra l'altro anche le scuole di Dongo. Alla metà degli anni Cinquanta si susseguirono alcuni interventi interni, fra cui la realizzazione del nuovo tabernacolo (1956). Nel 1975 venne rifatto il presbiterio, su progetto dell' arch. ing. Gilberto Marziano di Como.

La descrizione più antica della chiesa risale al 1593: gli atti della visita pastorale compiuta dal vescovo Feliciano Ninguarda ci parlano di un ricco altare maggiore, decorato da una bella ancona scolpita e dorata, dedicata alla Vergine, e ci descrivono altari, cappelle, affreschi ed altre ancone di cui oggi non si ha più traccia.

Altra importante descrizione è quella compiuta nel 1898 da don Santo Monti: vi si ricordano non solo gli antichi altari ma anche l'Oratorio della Confraternita del Rosario, ancor oggi presente, e gli splendidi affreschi, opera di Giovanni Mauro della Rovere, detto il Fiammenghino, che adornavano il presbiterio.

Una lapide inserita nel muraglione esterno di fronte alla facciata della chiesa ricorda la presenza dell'antico cimitero, documentato sin dal 1412 ed utilizzato fino al 1910.

Una figura leonina, sporgente dall'angolo che chiude il fianco sinistro verso l'abside, sembra far da custode all'antico portale. Gli archi delle monofore e dell' antico portale presentano l'alternarsi di pietre bianche e nere ri-corrente nel romanico; la parete culmina con un fregio di archetti pensili, anch'essi bicromi, a tutto sesto, con peducci molti dei quali scolpiti a figure antropomorfe e zoomorfe.

Alcune decorazioni scultoree sono anche nei sottarchi pensili. Sopra il fregio corre una decorazione a risega, sovrastata da una cornice modanata. Sul paramento murario vicino al portale più antico sono visibili tracce di intonaco.

L'edificio, a pianta rettangolare, termina ad est con un'abside semicircolare che, ricostruita dal restauro    novecentesco, riprende le forme di quella originale.

Santa Maria in Martinico

Il fregio di archetti pensili dell'abside riprende a sua volta la bicromia e le caratteristiche decorative dei fregi laterali. Sul lato settentrionale, ma separato dal corpo dell'edificio, sorge, anch'esso nelle forme romaniche ripristinate dall'intervento novecentesco, il campanile quadrato, con cella campanaria a bifore.

Nella struttura del campanile sono ancora visibili tracce delle murature originarie; la facciata della chiesa è semplicissima, a capanna, interrotta soltanto da due feritoie e, alla sommità, da una finestra a croce. In basso si apre il semplice portale, con architrave decorato da una croce scolpita.

Santa Maria in Martinico

L'interno è caratterizzato da un'unica navata absidata; la pavimentazione è in pietra; il soffitto, un tempo voltato, appare ora, dopo i restauri novecenteschi, a travature in legno. La pietra lasciata a vista sulle pareti laterali conferisce all'ambiente un aspetto severo e mistico.

All'interno, dell' antica pregevole decorazione ad affresco descritta dal vescovo Ninguarda restano solo rare tracce, visibili soprattutto sulla parete destra. Della fase decorativa più antica, risalente al secondo decennio del sec. XIV, restano pochi lacerti, fra cui una frammentaria Madonna della Misericordia, forse una delle prime in Lombardia, di cui si leggono ancora alcune raffinate immagini di angeli reggenti, pare, il manto della Vergine.

Alcuni studiosi hanno avvicinato l'affresco all'opera dell' anonimo "Maestro di S. Abbondio", indiscusso protagonista della pittura comasca del primo Trecento. Ad una fase tardo trecentesca possono invece essere attribuiti i lacerti di affreschi più grandi, ancora leggibili nella parte più alta della parete destra e della contro facciata, pesantemente danneggiati dalle volte eliminate poi dal restauro novecentesco. Di questo ciclo, ambientato su un insolito sfondo quadrettato, restano dei Santi, fra cui San Pietro in trono e, molto più frammentario, un Sant 'Antonio abate.

Di buona qualità e di gusto tardogotico, sono certamente dovuti a raffinati committenti locali e ad un pittore vicino, almeno per gusto, all'ambiente cortigiano visconteo.

Di fattura quattrocentesca sembrano essere i pochi affreschi superstiti (Santi Profeti) ancora leggibili sull'arcone del presbiterio, soprattutto a destra.

Rimangono pochissimi frammenti, staccati e conservati dentro esili cornici, anche della complessa e ricca decorazione pittorica eseguita dal Fiammenghino probabilmente intorno al 1623, che doveva rivestire la volta e le pareti del presbiterio. Ne restano, sulla parete destra, tre dei quindici Misteri del Rosario (Natività, Presentazione di Gesù al Tempio, Disputa con i Dottori) e due grandi figure, forse di Profeti, caratterizzati da ariosità nei panneggi e gradevoli effetti cromatici.

Sul lato sinistro sono collocate, sempre appartenenti al ciclo del Fiammenghino, figure di angioletti, forse frammenti di un fregio di altare. Il presbiterio ospita una graziosa statua lignea della Vergine, datata 1690. La monofora centrale dell'abside conserva una pregevole vetratina rinascimentale raffigurante l'Immacolata.

Dal lato destro della chiesa si accede al barocco Oratorio della Confraternita del Rosario, a pianta rettangolare e volta a botte ribassata. Sopra l'altare, entro una monumentale cornice in marmo, è collocata una statua della Vergine. L'altare, chiuso da una bella balaustra ad intarsi marmorei datata 1687, è impreziosito da un paliotto in scagliola recante al centro la Madonna del Rosario.

Alle pareti si trovano tele, statue e affreschi di epoche diverse. La chiesa conserva anche una pregevole croce d'argento, capolavoro d'oreficeria del celebre orafo gravedonese Francesco di Ser Gregorio che ebbe cura di incidervi il proprio nome e la data, 14 Agosto 1513.

Testo concesso dalla Associazione "Jubilantes" di Como

 
 
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